La sezione “Alzheimer’s Disease and Aging” della Piattaforma Behaviour del CAPiR è dedicata alla valutazione di funzioni cognitive e comportamentali che risultano alterate nell’invecchiamento fisiologico e nei modelli preclinici di malattia di Alzheimer. I test comportamentali utilizzati consentono di indagare in modo dettagliato le capacità di memoria, apprendimento e adattamento spaziale, aree funzionali strettamente correlate all’integrità di specifiche regioni cerebrali come l’ippocampo.
Gli studi comportamentali rappresentano uno strumento essenziale nella ricerca preclinica sull’Alzheimer e sull’invecchiamento, in quanto permettono di osservare alterazioni cognitive e deficit di memoria che non sono immediatamente rilevabili con tecniche esclusivamente molecolari o istologiche. Questi approcci vengono comunemente impiegati nei modelli animali, dove consentono di monitorare nel tempo l’evoluzione della funzione cognitiva, confrontare gruppi sperimentali e valutare l’efficacia di interventi terapeutici o preventivi.
Test disponibili
I principali test comportamentali disponibili nella piattaforma sono:
Novel Object Location test
Valuta la capacità di un animale di riconoscere lo spostamento di un oggetto in un ambiente familiare, riflettendo aspetti della memoria spaziale e dell’orientamento.Novel Object Recognition test
Misura la capacità di discriminare tra un oggetto familiare e uno nuovo, fornendo informazioni sulla memoria di riconoscimento.Radial Arm Water Maze
Test complesso di apprendimento e memoria spaziale, spesso utilizzato per evidenziare deficit cognitivi progressivi o miglioramenti legati a trattamenti sperimentali.Fear Conditioning
Indaga l’apprendimento associativo e la memoria emotiva, osservando risposte condizionate a stimoli avversivi.Morris Water Maze
Standard consolidato per la valutazione della memoria spaziale a lungo termine, utilizzato in numerosi studi sull’invecchiamento e sulla demenza.
L’uso di test comportamentali come quelli elencati è consolidato nella comunità scientifica perché consente di:
studiare le funzioni cognitive associate a regioni cerebrali chiave coinvolte nell’invecchiamento e nelle demenze, come l’ippocampo e la corteccia cerebrale;
valutare in modo dinamico l’espressione di deficit cognitivi nel tempo, in modelli animali geneticamente modificati o trattati sperimentalmente;
fornire dati comportamentali complementari alle misure biochimiche e strutturali ottenute con tecniche di imaging o analisi ex‑vivo.
Ultimo aggiornamento: dicembre 2025
Pagina a cura del Centro CAPiR – Università di Catania
